Un viaggio attraverso la letteratura e la lingua italiana in cui si incontrano e si uniscono le voci di due autori appassionati,
per ritrovare l’umano oltre i relativismi del presente.
-

Nativi sotto il giogo della “Dhimma”: la menzogna della tolleranza islamica e il rogo crociato del 1099
Davide Maria Rosario Ficarra -

La Galilea del Talmud e i secoli del silenzio romano: la menzogna della terra vuota e il trauma dell’invasione islamica
Davide Maria Rosario Ficarra -

Nativi nella propria terra e il grande inganno di Adriano. La verità della storia: dal ritorno in Giudea alla nascita di una provincia rubata
Davide Maria Rosario Ficarra -
Davide Maria Rosario Ficarra
-

Nel nome di Davide: ricostruzione storica di un’invasione coloniale. La difesa delle tribù tra rigore scientifico e identità
Davide Maria Rosario Ficarra -
Davide Maria Rosario Ficarra
-
Davide Maria Rosario Ficarra
-

Una nuova configurazione antropologica. “Dei Sepolcri”, prima voce lirica della nuova coscienza italiana
Davide Maria Rosario Ficarra -

Le “Ultime lettere di Jacopo Ortis” di Ugo Foscolo: gli entusiasmi di un giovane patriota destinato a fallire
Davide Maria Rosario Ficarra -
Davide Maria Rosario Ficarra
-
Davide Maria Rosario Ficarra
-

Vittorio Alfieri, spirito libertario e odio verso la tirannide: un titanismo incapace di risolversi in una proposta concreta di rinascita della Patria. La “Cleopatra” e il trattato “Della Tirannide”
Davide Maria Rosario Ficarra -
Davide Maria Rosario Ficarra
-

Giuseppe Parini, un Padre del Risorgimento: l’uomo nuovo in un mondo vecchio e in decadenza. L’ode “La caduta”: l’integrità morale come valore civico irrinunciabile
Davide Maria Rosario Ficarra -

La cultura settecentesca, il cambiamento ideologico e l’idea di patria. La “Dalmatina” e il patriottismo del veneziano Carlo Goldoni
Davide Maria Rosario Ficarra -

“Il Caffè”: nazione, patria, popolo in alcuni interventi di Alessandro Verri, Carlo Sebastiano Franci, Gian Rinaldo Carli
Davide Maria Rosario Ficarra -

L’ideologia illuministica e la democraticità rivoluzionaria delle teorie europee: il rifiuto del Passato e un senso cosmopolitico di condivisione delle nuove prospettive
Davide Maria Rosario Ficarra -

Vico: i criteri della ricerca scientifica come principio regolatore della storia della civiltà e delle nazioni
Davide Maria Rosario Ficarra -

Il sistema di pensiero di Giambattista Vico: la ricomposizione del dualismo tra filosofia e filologia in un disegno unitario. Lo spirito dell’umanità si esplica nella Storia
Davide Maria Rosario Ficarra -
Davide Maria Rosario Ficarra
-

Dal Seicento al Settecento: Gian Vincenzo Gravina e Ludovico Antonio Muratori. La trattatistica e la ricerca filologica votate a ricostruire la tradizione italiana
Davide Maria Rosario Ficarra -

Le due opposte visioni di Alessandro Tassoni e di Virgilio Malvezzi: un’apologia dell’Italia in un’ottica di insofferenza verso il Passato e il sogno utopico di una monarchia universale
Davide Maria Rosario Ficarra -

Lo smarrimento della verità e le bizzarrie retoriche del Seicento. Giambattista Marino, la battaglia di Otranto e una coscienza identitaria basata sul bisogno di pace e di tranquillità
Davide Maria Rosario Ficarra -

Traiano Boccalini dai “Ragguagli di Parnaso” alla “Pietra del paragone politico”: l’auspicio di una rinascita morale e di un futuro risorgimento patriottico
Davide Maria Rosario Ficarra -

“Diceria dell’untore” di Gesualdo Bufalino: la letteratura come baluardo tra verità e mistero della vita
Davide Maria Rosario Ficarra -
Davide Maria Rosario Ficarra
-

L’”Istoria del Concilio tridentino” di Paolo Sarpi: l’ideale di una Chiesa primitiva e il modello patriottico di Venezia improntato alla libertà
Davide Maria Rosario Ficarra -
Davide Maria Rosario Ficarra
-
Davide Maria Rosario Ficarra
-
Davide Maria Rosario Ficarra
-
Davide Maria Rosario Ficarra
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L’ambivalenza della “Liberata”: un riscatto di sé e della Patria attraverso la virtù militare e il sogno di una pace idillica in armonia con la Natura
Davide Maria Rosario Ficarra -

La “Gerusalemme liberata” di Torquato Tasso: lo spirito identitario cristiano e l’univocità dell’impresa in ossequio ai canoni poetici dell’epica
Davide Maria Rosario Ficarra -
Davide Maria Rosario Ficarra
-
Davide Maria Rosario Ficarra
-
Davide Maria Rosario Ficarra
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Davide Maria Rosario Ficarra
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Il Cinquecento: la svolta realistica del Rinascimento. “La lettera a Francesco Vettori” di Niccolò Machiavelli: una visione moderna e senza sovrastrutture della realtà e della vita umana
Davide Maria Rosario Ficarra -

La sostanza umanistica dell’ “Orlando furioso”: svalutazione di ogni virtù patriottica e collettiva e piena libertà dell’individuo. L’intellettualità come unico strumento di dominio della materia umana
Davide Maria Rosario Ficarra -

L’ “Orlando innamorato”: le virtù cavalleresche come doti intellettuali e culturali. L’individualismo umanistico raffina la collettività, unita già sotto l’insegna della Patria
Davide Maria Rosario Ficarra
-

Elegia del sacrificio
Giorgio BongiornoQuando le luminarie diventano “lumini”
Sei una delle vittime innocenti del disastro
Di questo nuovo anno
Te ne sei andato soffocato nel fumo e arso nel fuoco
In un momento di gioia
Nella prospettiva festosa del nuovo anno
Del fulgore della stagione adolescenziale
Del bagliore delle luminarie
Ancora ti chiamano i tuoi
Ancora ti invocano
Ancora ti cercano
E si fa strada in tutti
Proprio nella stagione propizia
Quella del sorriso
Quella dell’innocenza
Della primavera della vita
Dei fiori che ritornano
Ad acquistare il loro colore
Quella della rugiada dei prati
Quella del mormorio dei ruscelli
Quella del risveglio degli alveari
Dei virgulti profumati di giovinezza
D’improvviso stupisce
Una mesta rinuncia
All’ultimo supremo sogno
Dell’umana triste cantilena della morte
Pare ti abbandoni perfino la speranza
Ma tu
Non sei una vittima della tante
Sei le tante lacrime
Le troppe lacrime insieme
In uno scroscio di pianti
in una
Tu le rappresenti tutte
E noi non ti abbandoniamo alla meraviglia e allo stupore
Non sei solo a rispondere al fragore della notizia
Alla passiva malinconia del cordoglio
Noi con te cantiamo
Con la voce più intima
Gli occhi rivolti al cielo
L’antifona della vita
Un forte persistente monito
A fronte della desolazione della morte
Quella che suona
In Paradiso ti accompagnino gli Angeli
al tuo arrivo t’accolgano i Martiri,
e ti scortino alla città santa di Gerusalemme.
Il coro angelico ti accolga
e insieme a Lazzaro, povero un tempo,
tu possa godere della pace eterna -

Il presepe della notte
Giorgio BongiornoPrima dell’alba
Una sinfonia di luci chiare
Inondava il cielo sopra i radi abeti
Del bosco
Sono tornato per un momento bambino
Davanti al presepe della chiesa
Le stelle erano disegnate sulla carta
Di fianco al quadro della Natività
Di quel pittore del Cinquecento
Un nome sempre difficile da ricordare
Mai nessuno ce l’avrebbe chiesto
Quella capanna di legno
Sotto l’altare delle elemosine
Risento quelle voci
Una più vivace delle altre
Sono andati tutti via
Eppure sembravano eterni compagni
Nati per rimanere sempre insieme
Per camminare in fila per due
Sul sentiero aspro della vita
Quando evoco inquieto i loro nomi
Ad uno ad uno
Appello di tutti i giorni per anni
Qualcuno non risponde più
Altri sono spariti nel nulla
L’eco di parole lontane
Si perde dietro tutte quelle ombre
Allineate sulla lavagna del tempo
Come il loro sguardo
Una volta così pungente
Come il loro sorriso
Una volta così tenero
Le preghiere consuete del mattino
Prima delle lezioni
Diventano cantilene distanti
Inusitate
Quasi difficili da recitare come allora
Sembra che anche Dio
Sia diventato un altro
I loro visi scolpiti come i banchi della scuola
Si dileguano adagio nella memoria
Anche le loro fisionomie
Ciascuno con le sue indelebili tracce
Sfumano lievi
Insieme alle loro anime
E volano via
Portati in alto dalla brezza del mattino
Mentre quei loro corpi
Restano inerti
Monelli nascosti come allora
Negli angoli remoti del cuore
Con tutta l’emozione di un tempo
Come questi
Alberi sparsi ad arte sulla collina
E carichi di trasparenti gocce di rugiada
In attesa serena
Del giorno a venire -

Leonard Bernstein
Giorgio BongiornoLo incontrai dopo il concerto
Di Vienna
A casa dell’amico Peter
Stanco
Tirato
Deluso
Della sua vita
Della interminabile ebbrezza del successo
Mi parlò del suo recente viaggio
Dei suoi ricordi italiani
Profonde immagini
Del colore ineguagliabile del mare
Del fascino delle colline toscane
Vedevo nei suoi occhi il segno indelebile
Della noia
Dell’abbandono
Una favilla mai spenta
Il suono antico degli archi
La forza indomita dello spirito
Troppo whiskey
Per dimenticare una favola lontana
L’affanno di tante storie tutte insieme
A riempire il pentagramma della memoria
E poi quell’ostinata e altera
Voglia di concludere l’avventura terrena
Scivolare orgoglioso con un sorriso di scherno verso la fine
Malgrado
La cantilena monotona delle lodi
La continua aria di celebrazione
Talvolta chiassosa
Per quel suo talento infinito
Quasi immortale
Per quella sua scanzonata ironia
Mi apparve allora tutta l’impotenza
Della gente intorno
Degli amici
A festeggiare
Il suo genetliaco
Ad entrare discreta nella sua anima
Nonostante la robusta maschera quotidiana
L’inutile assalto delle parole
Gli inchini
I riconoscimenti
Il clamore consueto degli applausi
Il sogno del miracolo
La magia del consenso
Un’umile preghiera
Gli occhi al cielo
Una espressione velata di malinconia
Un sorso di whiskey
Un momento al pianoforte
Tante strette di mano
E un lungo silenzio
Nella vana speranza
Coltivata da tempo
Di fermare un giorno tutta quella sua corsa -

Ritorneranno
Giorgio BongiornoForse una grande luce
Ne annuncerà la venuta
Poseranno l’antica maschera
Quella che più volte cambiarono
Insieme al colore e al profumo
Di quei ruoli
Giocati in passato
E di quei giuramenti
Ormai dimenticati
Ritorneranno
Accompagnati dagli angeli
Per una nuova vita
Apparirà per loro una nuova luce
Un nuovo destino
Una nuova
Incredibile
Avvincente avventura
L’oblio
Diventerà virtù
E il travaglio spirituale
L’amore
L’odio
La speranza
Le passioni
I conflitti
I desideri
Le chimere
Le emozioni
Le primavere di un tempo
Diventeranno un patrimonio acquisito
Il contenuto di un’anima nuova
L’evoluzione dello spirito
L’inizio di una nuova vita
Una nuova armonia
Da regalare agli uomini
Come dono della fede
Ritorneranno e ci chiameranno per nome
Come in vita si fa degli amici più cari -

L’ultimo rintocco
Giorgio BongiornoQuando si stende
La discreta carezza del vento della sera
Sulla dolce increspatura del mare
Resta per un momento
Disteso sulla piana della baia
L’ultimo raggio
Quasi un sentito pensiero
Un abbraccio
Volto a mantenere la tenace identità
Lo spirito di appartenenza
A riscaldare questa aria di casa
Questa anima leale
Di un’isola fiera della sua terra
Delle sue colline
Densa di antiche memorie
Occupazioni e vittorie
Storia di millenarie leggende
Di lotte e di naufragi
Di gente orgogliosa
Tenace e resistente
Riservata e generosa
Pastori e pescatori
Esuli e naviganti
Traspare dietro il silenzio della notte
Un pensiero vivo della propria terra
Un amore dignitoso e discreto
Una nostalgia che non è malinconica
Ma piuttosto orgogliosa
Un sussurro di luce diffusa
Dolce
Resiliente e nobile
Teso ad abbracciare una riva gioiosa e laboriosa
E a recitare la preghiera
Supplica intensa e sincera
Paziente e determinata
Umile e solenne del navigante
In ginocchio davanti alla tempesta -

Elegia dell’esilio
Giorgio BongiornoIl cielo non ha più stelle
Non ha più amore il cuore
Tace l’opaca lontananza
divenne il mondo vecchio e desertoHermann Hesse
Io ricordo quella tempesta
Di sentimenti e di pensieri
Scatenare
Un cumulo di immagini che ci faceva sentire fratelli
Porto con me una patria di ombre
un pugno di polvere raccolta dal suolo che non vedo più
Le strade che mi hanno generato
ora cantano senza il mio segno
e il vento che le attraversa
non conosce più il mio nome
Lontano
Dopo i travagli del commiato
ogni alba mi feriva
eppure nel cuore custodivo
il fuoco che nessun confine spegne
una lingua che resiste
una memoria che fiorisce anche nel deserto
Quel legame puro ed intatto
ci faceva sentire vicini
dai colli Berici alle anse del grande fiume
dai colli di vigne e castagni
ai borghi che serbano silenzi antichi ritagli di saggezza
segreti inviolati
dai gorghi e dalle minacce dei mulinelli ai canti dei pescatori
Radici della stessa terra
Pezzi di vita comune
Dolori condivisi
Se l’esilio è inverno e tristezza
eravamo un richiamo di speranza
il seme sotto la neve
Ricordiamo ancora quelle atmosfere semplici
Quelle sere sincere
Ricche di nostalgia
Di aspirazioni
Di sogni
Di desideri e di passioni
Di amore per la nostra gente
E non era infrequente il nascere spontaneo di un coro
A celebrare il tripudio della memoria di quella lontana penisola
Dei suoi mari
Delle sue pianure
Della sua storia
Il sorriso amaro e le lacrime del distacco
la palese esibizione del commiato
Quell’apparente tradimento e poi
La voglia di ritornare
Inarrestabile e sovrana
Quel groppo in gola che mai ci abbandonava
E la nostra voce
Che si spezzava nel pianto un po’ nascosto dall’esitazione
Ce ne andavamo poi a tarda sera
Un momento tutto italiano
Contenti di portare con noi
La luce di quelle immagini
Uno spicchio di colori della nostra terra
Il profumo dei fiori di primavera
Di una stagione che là pareva diversa
Con la gioia di dimenticare per un attimo
La pena della distanza
Il sapore amaro dei rimpianti
L’aspro riscontro delle delusioni
Il fuoco amorevole delle passioni
La tortura dei sogni e della memoria
L’affetto fraterno di quegli incontri
Indimenticabile e caro
La solidarietà e l’accoglienza
Magico profumo della nostra gente
Accompagnato da quelle tempeste
Impetuose e violente
Che ci sembravano provenire da un altro pianeta
Ancora più malinconico
Ancora più lontano -

Il profumo delle stelle
Giorgio BongiornoQui c’è una notte stellata
Una delle tante celebrate nei millenni
Dall’incantevole estasi della storia
Lo stesso immutabile fascino
L’insistente misterioso bagliore di
Quei lumi discreti
Lontani
Immobili geometrie disegnate nel cielo
Dalla sublime danza di splendide icone
Dell’universo
Mute
Perenni compagne del tempo
Dei nostri palpiti brevi
Delle emozioni
Di questa manciata d’anni
Immortali
Lontane fiaccole del cosmo
Che paiono appartenerci
Segni di giubilo
Sigillo dei dolori
Delle nostre angosce
La stessa processione di anime
Lo stesso intenso
Inebriante profumo di luce
Aleggia sovrano
Sui profili delle cime
Quasi una carezza del cielo
Sulle acque e sui sentieri di questo
Rumoroso pianeta
Lo stesso
Infinito
Prezioso diadema
A brillare
Eterno testimone del tempo
Sulla fragile fronte della umana speranza -

Aigues Mortes
Giorgio BongiornoL’aria è impregnata di lavanda e ciclamino.
Josif BrodskijAi capricci incantati del vento
Ed agli stagni lasciati fra le dune dorate
Dall’azzurro mare del Rodano
Ho affidato il sapore tenue
Della lavanda in fiore
Il profumo del sogno di un tempo
Il tramonto bruciato fra le mura di Aigues Mortes
Al cavaliere della crociata lontana e luminosa
Alle navi solenni e festose del rito antico della terra promessa
Ho domandato il perché della corsa dei tori
Delle narici umide e stanche della collera
E ho dipinto coi fenicotteri rosati
Il volo lungo degli angeli gitani
Lo sguardo tenero della
Nostra Signora dei Sabbioni
La fortezza del porto
Ancora alta sulle lame saracene
E i fiori eterni della marina
La torre guarda l’orizzonte altera
Attraverso arcate solenni i penitenti bianchi
Salutano i cavalli liberi di Camargue
Gli sparti duri figli della sabbia
Nella nebbia umida del mattino
Disegnano gli archi slanciati
Con il galoppo dei guardiani verso la ferrata
La salamoia fra i canneti del sole
E i giardini scintillanti e discreti
Accarezzano le onde increspate della laguna
Di giorno si aspetta la settima luna
La festa della coccarda
Il sibilo del cigno elegante e solitario
E l’ultimo dolce sospiro d’addio
Dei colori tersi
E dell’afa dell’estate
Un viaggio attraverso la letteratura e la lingua italiana in cui si incontrano e si uniscono le voci di due autori appassionati,
per ritrovare l’umano oltre i relativismi del presente.
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Nativi sotto il giogo della “Dhimma”: la menzogna della tolleranza islamica e il rogo crociato del 1099
Davide Maria Rosario Ficarra -

La Galilea del Talmud e i secoli del silenzio romano: la menzogna della terra vuota e il trauma dell’invasione islamica
Davide Maria Rosario Ficarra -

Nativi nella propria terra e il grande inganno di Adriano. La verità della storia: dal ritorno in Giudea alla nascita di una provincia rubata
Davide Maria Rosario Ficarra -
Davide Maria Rosario Ficarra
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Nel nome di Davide: ricostruzione storica di un’invasione coloniale. La difesa delle tribù tra rigore scientifico e identità
Davide Maria Rosario Ficarra -
Davide Maria Rosario Ficarra
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Davide Maria Rosario Ficarra
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Una nuova configurazione antropologica. “Dei Sepolcri”, prima voce lirica della nuova coscienza italiana
Davide Maria Rosario Ficarra -

Le “Ultime lettere di Jacopo Ortis” di Ugo Foscolo: gli entusiasmi di un giovane patriota destinato a fallire
Davide Maria Rosario Ficarra -
Davide Maria Rosario Ficarra
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Davide Maria Rosario Ficarra
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Vittorio Alfieri, spirito libertario e odio verso la tirannide: un titanismo incapace di risolversi in una proposta concreta di rinascita della Patria. La “Cleopatra” e il trattato “Della Tirannide”
Davide Maria Rosario Ficarra -
Davide Maria Rosario Ficarra
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Giuseppe Parini, un Padre del Risorgimento: l’uomo nuovo in un mondo vecchio e in decadenza. L’ode “La caduta”: l’integrità morale come valore civico irrinunciabile
Davide Maria Rosario Ficarra -

La cultura settecentesca, il cambiamento ideologico e l’idea di patria. La “Dalmatina” e il patriottismo del veneziano Carlo Goldoni
Davide Maria Rosario Ficarra -

“Il Caffè”: nazione, patria, popolo in alcuni interventi di Alessandro Verri, Carlo Sebastiano Franci, Gian Rinaldo Carli
Davide Maria Rosario Ficarra -

L’ideologia illuministica e la democraticità rivoluzionaria delle teorie europee: il rifiuto del Passato e un senso cosmopolitico di condivisione delle nuove prospettive
Davide Maria Rosario Ficarra -

Vico: i criteri della ricerca scientifica come principio regolatore della storia della civiltà e delle nazioni
Davide Maria Rosario Ficarra -

Il sistema di pensiero di Giambattista Vico: la ricomposizione del dualismo tra filosofia e filologia in un disegno unitario. Lo spirito dell’umanità si esplica nella Storia
Davide Maria Rosario Ficarra -
Davide Maria Rosario Ficarra
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Dal Seicento al Settecento: Gian Vincenzo Gravina e Ludovico Antonio Muratori. La trattatistica e la ricerca filologica votate a ricostruire la tradizione italiana
Davide Maria Rosario Ficarra -

Le due opposte visioni di Alessandro Tassoni e di Virgilio Malvezzi: un’apologia dell’Italia in un’ottica di insofferenza verso il Passato e il sogno utopico di una monarchia universale
Davide Maria Rosario Ficarra -

Lo smarrimento della verità e le bizzarrie retoriche del Seicento. Giambattista Marino, la battaglia di Otranto e una coscienza identitaria basata sul bisogno di pace e di tranquillità
Davide Maria Rosario Ficarra -

Traiano Boccalini dai “Ragguagli di Parnaso” alla “Pietra del paragone politico”: l’auspicio di una rinascita morale e di un futuro risorgimento patriottico
Davide Maria Rosario Ficarra -

“Diceria dell’untore” di Gesualdo Bufalino: la letteratura come baluardo tra verità e mistero della vita
Davide Maria Rosario Ficarra -
Davide Maria Rosario Ficarra
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L’”Istoria del Concilio tridentino” di Paolo Sarpi: l’ideale di una Chiesa primitiva e il modello patriottico di Venezia improntato alla libertà
Davide Maria Rosario Ficarra -
Davide Maria Rosario Ficarra
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Davide Maria Rosario Ficarra
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Davide Maria Rosario Ficarra
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Davide Maria Rosario Ficarra
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L’ambivalenza della “Liberata”: un riscatto di sé e della Patria attraverso la virtù militare e il sogno di una pace idillica in armonia con la Natura
Davide Maria Rosario Ficarra -

La “Gerusalemme liberata” di Torquato Tasso: lo spirito identitario cristiano e l’univocità dell’impresa in ossequio ai canoni poetici dell’epica
Davide Maria Rosario Ficarra -
Davide Maria Rosario Ficarra
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Davide Maria Rosario Ficarra
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Davide Maria Rosario Ficarra
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Davide Maria Rosario Ficarra
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Il Cinquecento: la svolta realistica del Rinascimento. “La lettera a Francesco Vettori” di Niccolò Machiavelli: una visione moderna e senza sovrastrutture della realtà e della vita umana
Davide Maria Rosario Ficarra -

La sostanza umanistica dell’ “Orlando furioso”: svalutazione di ogni virtù patriottica e collettiva e piena libertà dell’individuo. L’intellettualità come unico strumento di dominio della materia umana
Davide Maria Rosario Ficarra -

L’ “Orlando innamorato”: le virtù cavalleresche come doti intellettuali e culturali. L’individualismo umanistico raffina la collettività, unita già sotto l’insegna della Patria
Davide Maria Rosario Ficarra
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Elegia del sacrificio
Giorgio BongiornoQuando le luminarie diventano “lumini”
Sei una delle vittime innocenti del disastro
Di questo nuovo anno
Te ne sei andato soffocato nel fumo e arso nel fuoco
In un momento di gioia
Nella prospettiva festosa del nuovo anno
Del fulgore della stagione adolescenziale
Del bagliore delle luminarie
Ancora ti chiamano i tuoi
Ancora ti invocano
Ancora ti cercano
E si fa strada in tutti
Proprio nella stagione propizia
Quella del sorriso
Quella dell’innocenza
Della primavera della vita
Dei fiori che ritornano
Ad acquistare il loro colore
Quella della rugiada dei prati
Quella del mormorio dei ruscelli
Quella del risveglio degli alveari
Dei virgulti profumati di giovinezza
D’improvviso stupisce
Una mesta rinuncia
All’ultimo supremo sogno
Dell’umana triste cantilena della morte
Pare ti abbandoni perfino la speranza
Ma tu
Non sei una vittima della tante
Sei le tante lacrime
Le troppe lacrime insieme
In uno scroscio di pianti
in una
Tu le rappresenti tutte
E noi non ti abbandoniamo alla meraviglia e allo stupore
Non sei solo a rispondere al fragore della notizia
Alla passiva malinconia del cordoglio
Noi con te cantiamo
Con la voce più intima
Gli occhi rivolti al cielo
L’antifona della vita
Un forte persistente monito
A fronte della desolazione della morte
Quella che suona
In Paradiso ti accompagnino gli Angeli
al tuo arrivo t’accolgano i Martiri,
e ti scortino alla città santa di Gerusalemme.
Il coro angelico ti accolga
e insieme a Lazzaro, povero un tempo,
tu possa godere della pace eterna -

Il presepe della notte
Giorgio BongiornoPrima dell’alba
Una sinfonia di luci chiare
Inondava il cielo sopra i radi abeti
Del bosco
Sono tornato per un momento bambino
Davanti al presepe della chiesa
Le stelle erano disegnate sulla carta
Di fianco al quadro della Natività
Di quel pittore del Cinquecento
Un nome sempre difficile da ricordare
Mai nessuno ce l’avrebbe chiesto
Quella capanna di legno
Sotto l’altare delle elemosine
Risento quelle voci
Una più vivace delle altre
Sono andati tutti via
Eppure sembravano eterni compagni
Nati per rimanere sempre insieme
Per camminare in fila per due
Sul sentiero aspro della vita
Quando evoco inquieto i loro nomi
Ad uno ad uno
Appello di tutti i giorni per anni
Qualcuno non risponde più
Altri sono spariti nel nulla
L’eco di parole lontane
Si perde dietro tutte quelle ombre
Allineate sulla lavagna del tempo
Come il loro sguardo
Una volta così pungente
Come il loro sorriso
Una volta così tenero
Le preghiere consuete del mattino
Prima delle lezioni
Diventano cantilene distanti
Inusitate
Quasi difficili da recitare come allora
Sembra che anche Dio
Sia diventato un altro
I loro visi scolpiti come i banchi della scuola
Si dileguano adagio nella memoria
Anche le loro fisionomie
Ciascuno con le sue indelebili tracce
Sfumano lievi
Insieme alle loro anime
E volano via
Portati in alto dalla brezza del mattino
Mentre quei loro corpi
Restano inerti
Monelli nascosti come allora
Negli angoli remoti del cuore
Con tutta l’emozione di un tempo
Come questi
Alberi sparsi ad arte sulla collina
E carichi di trasparenti gocce di rugiada
In attesa serena
Del giorno a venire -

Leonard Bernstein
Giorgio BongiornoLo incontrai dopo il concerto
Di Vienna
A casa dell’amico Peter
Stanco
Tirato
Deluso
Della sua vita
Della interminabile ebbrezza del successo
Mi parlò del suo recente viaggio
Dei suoi ricordi italiani
Profonde immagini
Del colore ineguagliabile del mare
Del fascino delle colline toscane
Vedevo nei suoi occhi il segno indelebile
Della noia
Dell’abbandono
Una favilla mai spenta
Il suono antico degli archi
La forza indomita dello spirito
Troppo whiskey
Per dimenticare una favola lontana
L’affanno di tante storie tutte insieme
A riempire il pentagramma della memoria
E poi quell’ostinata e altera
Voglia di concludere l’avventura terrena
Scivolare orgoglioso con un sorriso di scherno verso la fine
Malgrado
La cantilena monotona delle lodi
La continua aria di celebrazione
Talvolta chiassosa
Per quel suo talento infinito
Quasi immortale
Per quella sua scanzonata ironia
Mi apparve allora tutta l’impotenza
Della gente intorno
Degli amici
A festeggiare
Il suo genetliaco
Ad entrare discreta nella sua anima
Nonostante la robusta maschera quotidiana
L’inutile assalto delle parole
Gli inchini
I riconoscimenti
Il clamore consueto degli applausi
Il sogno del miracolo
La magia del consenso
Un’umile preghiera
Gli occhi al cielo
Una espressione velata di malinconia
Un sorso di whiskey
Un momento al pianoforte
Tante strette di mano
E un lungo silenzio
Nella vana speranza
Coltivata da tempo
Di fermare un giorno tutta quella sua corsa -

Ritorneranno
Giorgio BongiornoForse una grande luce
Ne annuncerà la venuta
Poseranno l’antica maschera
Quella che più volte cambiarono
Insieme al colore e al profumo
Di quei ruoli
Giocati in passato
E di quei giuramenti
Ormai dimenticati
Ritorneranno
Accompagnati dagli angeli
Per una nuova vita
Apparirà per loro una nuova luce
Un nuovo destino
Una nuova
Incredibile
Avvincente avventura
L’oblio
Diventerà virtù
E il travaglio spirituale
L’amore
L’odio
La speranza
Le passioni
I conflitti
I desideri
Le chimere
Le emozioni
Le primavere di un tempo
Diventeranno un patrimonio acquisito
Il contenuto di un’anima nuova
L’evoluzione dello spirito
L’inizio di una nuova vita
Una nuova armonia
Da regalare agli uomini
Come dono della fede
Ritorneranno e ci chiameranno per nome
Come in vita si fa degli amici più cari -

L’ultimo rintocco
Giorgio BongiornoQuando si stende
La discreta carezza del vento della sera
Sulla dolce increspatura del mare
Resta per un momento
Disteso sulla piana della baia
L’ultimo raggio
Quasi un sentito pensiero
Un abbraccio
Volto a mantenere la tenace identità
Lo spirito di appartenenza
A riscaldare questa aria di casa
Questa anima leale
Di un’isola fiera della sua terra
Delle sue colline
Densa di antiche memorie
Occupazioni e vittorie
Storia di millenarie leggende
Di lotte e di naufragi
Di gente orgogliosa
Tenace e resistente
Riservata e generosa
Pastori e pescatori
Esuli e naviganti
Traspare dietro il silenzio della notte
Un pensiero vivo della propria terra
Un amore dignitoso e discreto
Una nostalgia che non è malinconica
Ma piuttosto orgogliosa
Un sussurro di luce diffusa
Dolce
Resiliente e nobile
Teso ad abbracciare una riva gioiosa e laboriosa
E a recitare la preghiera
Supplica intensa e sincera
Paziente e determinata
Umile e solenne del navigante
In ginocchio davanti alla tempesta -

Elegia dell’esilio
Giorgio BongiornoIl cielo non ha più stelle
Non ha più amore il cuore
Tace l’opaca lontananza
divenne il mondo vecchio e desertoHermann Hesse
Io ricordo quella tempesta
Di sentimenti e di pensieri
Scatenare
Un cumulo di immagini che ci faceva sentire fratelli
Porto con me una patria di ombre
un pugno di polvere raccolta dal suolo che non vedo più
Le strade che mi hanno generato
ora cantano senza il mio segno
e il vento che le attraversa
non conosce più il mio nome
Lontano
Dopo i travagli del commiato
ogni alba mi feriva
eppure nel cuore custodivo
il fuoco che nessun confine spegne
una lingua che resiste
una memoria che fiorisce anche nel deserto
Quel legame puro ed intatto
ci faceva sentire vicini
dai colli Berici alle anse del grande fiume
dai colli di vigne e castagni
ai borghi che serbano silenzi antichi ritagli di saggezza
segreti inviolati
dai gorghi e dalle minacce dei mulinelli ai canti dei pescatori
Radici della stessa terra
Pezzi di vita comune
Dolori condivisi
Se l’esilio è inverno e tristezza
eravamo un richiamo di speranza
il seme sotto la neve
Ricordiamo ancora quelle atmosfere semplici
Quelle sere sincere
Ricche di nostalgia
Di aspirazioni
Di sogni
Di desideri e di passioni
Di amore per la nostra gente
E non era infrequente il nascere spontaneo di un coro
A celebrare il tripudio della memoria di quella lontana penisola
Dei suoi mari
Delle sue pianure
Della sua storia
Il sorriso amaro e le lacrime del distacco
la palese esibizione del commiato
Quell’apparente tradimento e poi
La voglia di ritornare
Inarrestabile e sovrana
Quel groppo in gola che mai ci abbandonava
E la nostra voce
Che si spezzava nel pianto un po’ nascosto dall’esitazione
Ce ne andavamo poi a tarda sera
Un momento tutto italiano
Contenti di portare con noi
La luce di quelle immagini
Uno spicchio di colori della nostra terra
Il profumo dei fiori di primavera
Di una stagione che là pareva diversa
Con la gioia di dimenticare per un attimo
La pena della distanza
Il sapore amaro dei rimpianti
L’aspro riscontro delle delusioni
Il fuoco amorevole delle passioni
La tortura dei sogni e della memoria
L’affetto fraterno di quegli incontri
Indimenticabile e caro
La solidarietà e l’accoglienza
Magico profumo della nostra gente
Accompagnato da quelle tempeste
Impetuose e violente
Che ci sembravano provenire da un altro pianeta
Ancora più malinconico
Ancora più lontano -

Il profumo delle stelle
Giorgio BongiornoQui c’è una notte stellata
Una delle tante celebrate nei millenni
Dall’incantevole estasi della storia
Lo stesso immutabile fascino
L’insistente misterioso bagliore di
Quei lumi discreti
Lontani
Immobili geometrie disegnate nel cielo
Dalla sublime danza di splendide icone
Dell’universo
Mute
Perenni compagne del tempo
Dei nostri palpiti brevi
Delle emozioni
Di questa manciata d’anni
Immortali
Lontane fiaccole del cosmo
Che paiono appartenerci
Segni di giubilo
Sigillo dei dolori
Delle nostre angosce
La stessa processione di anime
Lo stesso intenso
Inebriante profumo di luce
Aleggia sovrano
Sui profili delle cime
Quasi una carezza del cielo
Sulle acque e sui sentieri di questo
Rumoroso pianeta
Lo stesso
Infinito
Prezioso diadema
A brillare
Eterno testimone del tempo
Sulla fragile fronte della umana speranza -

Aigues Mortes
Giorgio BongiornoL’aria è impregnata di lavanda e ciclamino.
Josif BrodskijAi capricci incantati del vento
Ed agli stagni lasciati fra le dune dorate
Dall’azzurro mare del Rodano
Ho affidato il sapore tenue
Della lavanda in fiore
Il profumo del sogno di un tempo
Il tramonto bruciato fra le mura di Aigues Mortes
Al cavaliere della crociata lontana e luminosa
Alle navi solenni e festose del rito antico della terra promessa
Ho domandato il perché della corsa dei tori
Delle narici umide e stanche della collera
E ho dipinto coi fenicotteri rosati
Il volo lungo degli angeli gitani
Lo sguardo tenero della
Nostra Signora dei Sabbioni
La fortezza del porto
Ancora alta sulle lame saracene
E i fiori eterni della marina
La torre guarda l’orizzonte altera
Attraverso arcate solenni i penitenti bianchi
Salutano i cavalli liberi di Camargue
Gli sparti duri figli della sabbia
Nella nebbia umida del mattino
Disegnano gli archi slanciati
Con il galoppo dei guardiani verso la ferrata
La salamoia fra i canneti del sole
E i giardini scintillanti e discreti
Accarezzano le onde increspate della laguna
Di giorno si aspetta la settima luna
La festa della coccarda
Il sibilo del cigno elegante e solitario
E l’ultimo dolce sospiro d’addio
Dei colori tersi
E dell’afa dell’estate
Un viaggio attraverso la letteratura e la lingua italiana in cui si incontrano e si uniscono le voci di due autori appassionati, per ritrovare l’umano oltre i relativismi del presente.
-

Nativi sotto il giogo della “Dhimma”: la menzogna della tolleranza islamica e il rogo crociato del 1099
Davide Maria Rosario Ficarra -

La Galilea del Talmud e i secoli del silenzio romano: la menzogna della terra vuota e il trauma dell’invasione islamica
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Nativi nella propria terra e il grande inganno di Adriano. La verità della storia: dal ritorno in Giudea alla nascita di una provincia rubata
Davide Maria Rosario Ficarra -
Davide Maria Rosario Ficarra
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Nel nome di Davide: ricostruzione storica di un’invasione coloniale. La difesa delle tribù tra rigore scientifico e identità
Davide Maria Rosario Ficarra -
Davide Maria Rosario Ficarra
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Davide Maria Rosario Ficarra
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Una nuova configurazione antropologica. “Dei Sepolcri”, prima voce lirica della nuova coscienza italiana
Davide Maria Rosario Ficarra -

Le “Ultime lettere di Jacopo Ortis” di Ugo Foscolo: gli entusiasmi di un giovane patriota destinato a fallire
Davide Maria Rosario Ficarra -
Davide Maria Rosario Ficarra
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Davide Maria Rosario Ficarra
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Vittorio Alfieri, spirito libertario e odio verso la tirannide: un titanismo incapace di risolversi in una proposta concreta di rinascita della Patria. La “Cleopatra” e il trattato “Della Tirannide”
Davide Maria Rosario Ficarra -
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Giuseppe Parini, un Padre del Risorgimento: l’uomo nuovo in un mondo vecchio e in decadenza. L’ode “La caduta”: l’integrità morale come valore civico irrinunciabile
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La cultura settecentesca, il cambiamento ideologico e l’idea di patria. La “Dalmatina” e il patriottismo del veneziano Carlo Goldoni
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“Il Caffè”: nazione, patria, popolo in alcuni interventi di Alessandro Verri, Carlo Sebastiano Franci, Gian Rinaldo Carli
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L’ideologia illuministica e la democraticità rivoluzionaria delle teorie europee: il rifiuto del Passato e un senso cosmopolitico di condivisione delle nuove prospettive
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Vico: i criteri della ricerca scientifica come principio regolatore della storia della civiltà e delle nazioni
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Il sistema di pensiero di Giambattista Vico: la ricomposizione del dualismo tra filosofia e filologia in un disegno unitario. Lo spirito dell’umanità si esplica nella Storia
Davide Maria Rosario Ficarra -
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Dal Seicento al Settecento: Gian Vincenzo Gravina e Ludovico Antonio Muratori. La trattatistica e la ricerca filologica votate a ricostruire la tradizione italiana
Davide Maria Rosario Ficarra -

Le due opposte visioni di Alessandro Tassoni e di Virgilio Malvezzi: un’apologia dell’Italia in un’ottica di insofferenza verso il Passato e il sogno utopico di una monarchia universale
Davide Maria Rosario Ficarra -

Lo smarrimento della verità e le bizzarrie retoriche del Seicento. Giambattista Marino, la battaglia di Otranto e una coscienza identitaria basata sul bisogno di pace e di tranquillità
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Traiano Boccalini dai “Ragguagli di Parnaso” alla “Pietra del paragone politico”: l’auspicio di una rinascita morale e di un futuro risorgimento patriottico
Davide Maria Rosario Ficarra -

“Diceria dell’untore” di Gesualdo Bufalino: la letteratura come baluardo tra verità e mistero della vita
Davide Maria Rosario Ficarra -
Davide Maria Rosario Ficarra
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L’”Istoria del Concilio tridentino” di Paolo Sarpi: l’ideale di una Chiesa primitiva e il modello patriottico di Venezia improntato alla libertà
Davide Maria Rosario Ficarra -
Davide Maria Rosario Ficarra
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Davide Maria Rosario Ficarra
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Davide Maria Rosario Ficarra
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Davide Maria Rosario Ficarra
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L’ambivalenza della “Liberata”: un riscatto di sé e della Patria attraverso la virtù militare e il sogno di una pace idillica in armonia con la Natura
Davide Maria Rosario Ficarra -

La “Gerusalemme liberata” di Torquato Tasso: lo spirito identitario cristiano e l’univocità dell’impresa in ossequio ai canoni poetici dell’epica
Davide Maria Rosario Ficarra -
Davide Maria Rosario Ficarra
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Elegia del sacrificio
Giorgio BongiornoQuando le luminarie diventano “lumini”
Sei una delle vittime innocenti del disastro
Di questo nuovo anno
Te ne sei andato soffocato nel fumo e arso nel fuoco
In un momento di gioia
Nella prospettiva festosa del nuovo anno
Del fulgore della stagione adolescenziale
Del bagliore delle luminarie
Ancora ti chiamano i tuoi
Ancora ti invocano
Ancora ti cercano
E si fa strada in tutti
Proprio nella stagione propizia
Quella del sorriso
Quella dell’innocenza
Della primavera della vita
Dei fiori che ritornano
Ad acquistare il loro colore
Quella della rugiada dei prati
Quella del mormorio dei ruscelli
Quella del risveglio degli alveari
Dei virgulti profumati di giovinezza
D’improvviso stupisce
Una mesta rinuncia
All’ultimo supremo sogno
Dell’umana triste cantilena della morte
Pare ti abbandoni perfino la speranza
Ma tu
Non sei una vittima della tante
Sei le tante lacrime
Le troppe lacrime insieme
In uno scroscio di pianti
in una
Tu le rappresenti tutte
E noi non ti abbandoniamo alla meraviglia e allo stupore
Non sei solo a rispondere al fragore della notizia
Alla passiva malinconia del cordoglio
Noi con te cantiamo
Con la voce più intima
Gli occhi rivolti al cielo
L’antifona della vita
Un forte persistente monito
A fronte della desolazione della morte
Quella che suona
In Paradiso ti accompagnino gli Angeli
al tuo arrivo t’accolgano i Martiri,
e ti scortino alla città santa di Gerusalemme.
Il coro angelico ti accolga
e insieme a Lazzaro, povero un tempo,
tu possa godere della pace eterna -

Il presepe della notte
Giorgio BongiornoPrima dell’alba
Una sinfonia di luci chiare
Inondava il cielo sopra i radi abeti
Del bosco
Sono tornato per un momento bambino
Davanti al presepe della chiesa
Le stelle erano disegnate sulla carta
Di fianco al quadro della Natività
Di quel pittore del Cinquecento
Un nome sempre difficile da ricordare
Mai nessuno ce l’avrebbe chiesto
Quella capanna di legno
Sotto l’altare delle elemosine
Risento quelle voci
Una più vivace delle altre
Sono andati tutti via
Eppure sembravano eterni compagni
Nati per rimanere sempre insieme
Per camminare in fila per due
Sul sentiero aspro della vita
Quando evoco inquieto i loro nomi
Ad uno ad uno
Appello di tutti i giorni per anni
Qualcuno non risponde più
Altri sono spariti nel nulla
L’eco di parole lontane
Si perde dietro tutte quelle ombre
Allineate sulla lavagna del tempo
Come il loro sguardo
Una volta così pungente
Come il loro sorriso
Una volta così tenero
Le preghiere consuete del mattino
Prima delle lezioni
Diventano cantilene distanti
Inusitate
Quasi difficili da recitare come allora
Sembra che anche Dio
Sia diventato un altro
I loro visi scolpiti come i banchi della scuola
Si dileguano adagio nella memoria
Anche le loro fisionomie
Ciascuno con le sue indelebili tracce
Sfumano lievi
Insieme alle loro anime
E volano via
Portati in alto dalla brezza del mattino
Mentre quei loro corpi
Restano inerti
Monelli nascosti come allora
Negli angoli remoti del cuore
Con tutta l’emozione di un tempo
Come questi
Alberi sparsi ad arte sulla collina
E carichi di trasparenti gocce di rugiada
In attesa serena
Del giorno a venire -

Leonard Bernstein
Giorgio BongiornoLo incontrai dopo il concerto
Di Vienna
A casa dell’amico Peter
Stanco
Tirato
Deluso
Della sua vita
Della interminabile ebbrezza del successo
Mi parlò del suo recente viaggio
Dei suoi ricordi italiani
Profonde immagini
Del colore ineguagliabile del mare
Del fascino delle colline toscane
Vedevo nei suoi occhi il segno indelebile
Della noia
Dell’abbandono
Una favilla mai spenta
Il suono antico degli archi
La forza indomita dello spirito
Troppo whiskey
Per dimenticare una favola lontana
L’affanno di tante storie tutte insieme
A riempire il pentagramma della memoria
E poi quell’ostinata e altera
Voglia di concludere l’avventura terrena
Scivolare orgoglioso con un sorriso di scherno verso la fine
Malgrado
La cantilena monotona delle lodi
La continua aria di celebrazione
Talvolta chiassosa
Per quel suo talento infinito
Quasi immortale
Per quella sua scanzonata ironia
Mi apparve allora tutta l’impotenza
Della gente intorno
Degli amici
A festeggiare
Il suo genetliaco
Ad entrare discreta nella sua anima
Nonostante la robusta maschera quotidiana
L’inutile assalto delle parole
Gli inchini
I riconoscimenti
Il clamore consueto degli applausi
Il sogno del miracolo
La magia del consenso
Un’umile preghiera
Gli occhi al cielo
Una espressione velata di malinconia
Un sorso di whiskey
Un momento al pianoforte
Tante strette di mano
E un lungo silenzio
Nella vana speranza
Coltivata da tempo
Di fermare un giorno tutta quella sua corsa -

Ritorneranno
Giorgio BongiornoForse una grande luce
Ne annuncerà la venuta
Poseranno l’antica maschera
Quella che più volte cambiarono
Insieme al colore e al profumo
Di quei ruoli
Giocati in passato
E di quei giuramenti
Ormai dimenticati
Ritorneranno
Accompagnati dagli angeli
Per una nuova vita
Apparirà per loro una nuova luce
Un nuovo destino
Una nuova
Incredibile
Avvincente avventura
L’oblio
Diventerà virtù
E il travaglio spirituale
L’amore
L’odio
La speranza
Le passioni
I conflitti
I desideri
Le chimere
Le emozioni
Le primavere di un tempo
Diventeranno un patrimonio acquisito
Il contenuto di un’anima nuova
L’evoluzione dello spirito
L’inizio di una nuova vita
Una nuova armonia
Da regalare agli uomini
Come dono della fede
Ritorneranno e ci chiameranno per nome
Come in vita si fa degli amici più cari -

L’ultimo rintocco
Giorgio BongiornoQuando si stende
La discreta carezza del vento della sera
Sulla dolce increspatura del mare
Resta per un momento
Disteso sulla piana della baia
L’ultimo raggio
Quasi un sentito pensiero
Un abbraccio
Volto a mantenere la tenace identità
Lo spirito di appartenenza
A riscaldare questa aria di casa
Questa anima leale
Di un’isola fiera della sua terra
Delle sue colline
Densa di antiche memorie
Occupazioni e vittorie
Storia di millenarie leggende
Di lotte e di naufragi
Di gente orgogliosa
Tenace e resistente
Riservata e generosa
Pastori e pescatori
Esuli e naviganti
Traspare dietro il silenzio della notte
Un pensiero vivo della propria terra
Un amore dignitoso e discreto
Una nostalgia che non è malinconica
Ma piuttosto orgogliosa
Un sussurro di luce diffusa
Dolce
Resiliente e nobile
Teso ad abbracciare una riva gioiosa e laboriosa
E a recitare la preghiera
Supplica intensa e sincera
Paziente e determinata
Umile e solenne del navigante
In ginocchio davanti alla tempesta -

Elegia dell’esilio
Giorgio BongiornoIl cielo non ha più stelle
Non ha più amore il cuore
Tace l’opaca lontananza
divenne il mondo vecchio e desertoHermann Hesse
Io ricordo quella tempesta
Di sentimenti e di pensieri
Scatenare
Un cumulo di immagini che ci faceva sentire fratelli
Porto con me una patria di ombre
un pugno di polvere raccolta dal suolo che non vedo più
Le strade che mi hanno generato
ora cantano senza il mio segno
e il vento che le attraversa
non conosce più il mio nome
Lontano
Dopo i travagli del commiato
ogni alba mi feriva
eppure nel cuore custodivo
il fuoco che nessun confine spegne
una lingua che resiste
una memoria che fiorisce anche nel deserto
Quel legame puro ed intatto
ci faceva sentire vicini
dai colli Berici alle anse del grande fiume
dai colli di vigne e castagni
ai borghi che serbano silenzi antichi ritagli di saggezza
segreti inviolati
dai gorghi e dalle minacce dei mulinelli ai canti dei pescatori
Radici della stessa terra
Pezzi di vita comune
Dolori condivisi
Se l’esilio è inverno e tristezza
eravamo un richiamo di speranza
il seme sotto la neve
Ricordiamo ancora quelle atmosfere semplici
Quelle sere sincere
Ricche di nostalgia
Di aspirazioni
Di sogni
Di desideri e di passioni
Di amore per la nostra gente
E non era infrequente il nascere spontaneo di un coro
A celebrare il tripudio della memoria di quella lontana penisola
Dei suoi mari
Delle sue pianure
Della sua storia
Il sorriso amaro e le lacrime del distacco
la palese esibizione del commiato
Quell’apparente tradimento e poi
La voglia di ritornare
Inarrestabile e sovrana
Quel groppo in gola che mai ci abbandonava
E la nostra voce
Che si spezzava nel pianto un po’ nascosto dall’esitazione
Ce ne andavamo poi a tarda sera
Un momento tutto italiano
Contenti di portare con noi
La luce di quelle immagini
Uno spicchio di colori della nostra terra
Il profumo dei fiori di primavera
Di una stagione che là pareva diversa
Con la gioia di dimenticare per un attimo
La pena della distanza
Il sapore amaro dei rimpianti
L’aspro riscontro delle delusioni
Il fuoco amorevole delle passioni
La tortura dei sogni e della memoria
L’affetto fraterno di quegli incontri
Indimenticabile e caro
La solidarietà e l’accoglienza
Magico profumo della nostra gente
Accompagnato da quelle tempeste
Impetuose e violente
Che ci sembravano provenire da un altro pianeta
Ancora più malinconico
Ancora più lontano -

Il profumo delle stelle
Giorgio BongiornoQui c’è una notte stellata
Una delle tante celebrate nei millenni
Dall’incantevole estasi della storia
Lo stesso immutabile fascino
L’insistente misterioso bagliore di
Quei lumi discreti
Lontani
Immobili geometrie disegnate nel cielo
Dalla sublime danza di splendide icone
Dell’universo
Mute
Perenni compagne del tempo
Dei nostri palpiti brevi
Delle emozioni
Di questa manciata d’anni
Immortali
Lontane fiaccole del cosmo
Che paiono appartenerci
Segni di giubilo
Sigillo dei dolori
Delle nostre angosce
La stessa processione di anime
Lo stesso intenso
Inebriante profumo di luce
Aleggia sovrano
Sui profili delle cime
Quasi una carezza del cielo
Sulle acque e sui sentieri di questo
Rumoroso pianeta
Lo stesso
Infinito
Prezioso diadema
A brillare
Eterno testimone del tempo
Sulla fragile fronte della umana speranza -

Aigues Mortes
Giorgio BongiornoL’aria è impregnata di lavanda e ciclamino.
Josif BrodskijAi capricci incantati del vento
Ed agli stagni lasciati fra le dune dorate
Dall’azzurro mare del Rodano
Ho affidato il sapore tenue
Della lavanda in fiore
Il profumo del sogno di un tempo
Il tramonto bruciato fra le mura di Aigues Mortes
Al cavaliere della crociata lontana e luminosa
Alle navi solenni e festose del rito antico della terra promessa
Ho domandato il perché della corsa dei tori
Delle narici umide e stanche della collera
E ho dipinto coi fenicotteri rosati
Il volo lungo degli angeli gitani
Lo sguardo tenero della
Nostra Signora dei Sabbioni
La fortezza del porto
Ancora alta sulle lame saracene
E i fiori eterni della marina
La torre guarda l’orizzonte altera
Attraverso arcate solenni i penitenti bianchi
Salutano i cavalli liberi di Camargue
Gli sparti duri figli della sabbia
Nella nebbia umida del mattino
Disegnano gli archi slanciati
Con il galoppo dei guardiani verso la ferrata
La salamoia fra i canneti del sole
E i giardini scintillanti e discreti
Accarezzano le onde increspate della laguna
Di giorno si aspetta la settima luna
La festa della coccarda
Il sibilo del cigno elegante e solitario
E l’ultimo dolce sospiro d’addio
Dei colori tersi
E dell’afa dell’estate
















