• Elegia del sacrificio

    Quando le luminarie diventano “lumini”

    Sei una delle vittime innocenti del disastro
    Di questo nuovo anno
    Te ne sei andato soffocato nel fumo e arso nel fuoco
    In un momento di gioia
    Nella prospettiva festosa del nuovo anno
    Del fulgore della stagione adolescenziale
    Del bagliore delle luminarie
    Ancora ti chiamano i tuoi
    Ancora ti invocano
    Ancora ti cercano
    E si fa strada in tutti
    Proprio nella stagione propizia
    Quella del sorriso
    Quella dell’innocenza
    Della primavera della vita
    Dei fiori che ritornano
    Ad acquistare il loro colore
    Quella della rugiada dei prati
    Quella del mormorio dei ruscelli
    Quella del risveglio degli alveari
    Dei virgulti profumati di giovinezza
    D’improvviso stupisce
    Una mesta rinuncia
    All’ultimo supremo sogno
    Dell’umana triste cantilena della morte
    Pare ti abbandoni perfino la speranza
    Ma tu
    Non sei una vittima della tante
    Sei le tante lacrime
    Le troppe lacrime insieme
    In uno scroscio di pianti
    in una
    Tu le rappresenti tutte
    E noi non ti abbandoniamo alla meraviglia e allo stupore
    Non sei solo a rispondere al fragore della notizia
    Alla passiva malinconia del cordoglio
    Noi con te cantiamo
    Con la voce più intima
    Gli occhi rivolti al cielo
    L’antifona della vita
    Un forte persistente monito
    A fronte della desolazione della morte
    Quella che suona
    In Paradiso ti accompagnino gli Angeli
    al tuo arrivo t’accolgano i Martiri,
    e ti scortino alla città santa di Gerusalemme.
    Il coro angelico ti accolga
    e insieme a Lazzaro, povero un tempo,
    tu possa godere della pace eterna

  • Il presepe della notte

    Prima dell’alba
    Una sinfonia di luci chiare
    Inondava il cielo sopra i radi abeti
    Del bosco
    Sono tornato per un momento bambino
    Davanti al presepe della chiesa
    Le stelle erano disegnate sulla carta
    Di fianco al quadro della Natività
    Di quel pittore del Cinquecento
    Un nome sempre difficile da ricordare
    Mai nessuno ce l’avrebbe chiesto
    Quella capanna di legno
    Sotto l’altare delle elemosine
    Risento quelle voci
    Una più vivace delle altre
    Sono andati tutti via
    Eppure sembravano eterni compagni
    Nati per rimanere sempre insieme
    Per camminare in fila per due
    Sul sentiero aspro della vita
    Quando evoco inquieto i loro nomi
    Ad uno ad uno
    Appello di tutti i giorni per anni
    Qualcuno non risponde più
    Altri sono spariti nel nulla
    L’eco di parole lontane
    Si perde dietro tutte quelle ombre
    Allineate sulla lavagna del tempo
    Come il loro sguardo
    Una volta così pungente
    Come il loro sorriso
    Una volta così tenero
    Le preghiere consuete del mattino
    Prima delle lezioni
    Diventano cantilene distanti
    Inusitate
    Quasi difficili da recitare come allora
    Sembra che anche Dio
    Sia diventato un altro
    I loro visi scolpiti come i banchi della scuola
    Si dileguano adagio nella memoria
    Anche le loro fisionomie
    Ciascuno con le sue indelebili tracce
    Sfumano lievi
    Insieme alle loro anime
    E volano via
    Portati in alto dalla brezza del mattino
    Mentre quei loro corpi
    Restano inerti
    Monelli nascosti come allora
    Negli angoli remoti del cuore
    Con tutta l’emozione di un tempo
    Come questi
    Alberi sparsi ad arte sulla collina
    E carichi di trasparenti gocce di rugiada
    In attesa serena
    Del giorno a venire

  • Leonard Bernstein

    Lo incontrai dopo il concerto
    Di Vienna
    A casa dell’amico Peter
    Stanco
    Tirato
    Deluso
    Della sua vita
    Della interminabile ebbrezza del successo
    Mi parlò del suo recente viaggio
    Dei suoi ricordi italiani
    Profonde immagini
    Del colore ineguagliabile del mare
    Del fascino delle colline toscane
    Vedevo nei suoi occhi il segno indelebile
    Della noia
    Dell’abbandono
    Una favilla mai spenta
    Il suono antico degli archi
    La forza indomita dello spirito
    Troppo whiskey
    Per dimenticare una favola lontana
    L’affanno di tante storie tutte insieme
    A riempire il pentagramma della memoria
    E poi quell’ostinata e altera
    Voglia di concludere l’avventura terrena
    Scivolare orgoglioso con un sorriso di scherno verso la fine
    Malgrado
    La cantilena monotona delle lodi
    La continua aria di celebrazione
    Talvolta chiassosa
    Per quel suo talento infinito
    Quasi immortale
    Per quella sua scanzonata ironia
    Mi apparve allora tutta l’impotenza
    Della gente intorno
    Degli amici
    A festeggiare
    Il suo genetliaco
    Ad entrare discreta nella sua anima
    Nonostante la robusta maschera quotidiana
    L’inutile assalto delle parole
    Gli inchini
    I riconoscimenti
    Il clamore consueto degli applausi
    Il sogno del miracolo
    La magia del consenso
    Un’umile preghiera
    Gli occhi al cielo
    Una espressione velata di malinconia
    Un sorso di whiskey
    Un momento al pianoforte
    Tante strette di mano
    E un lungo silenzio
    Nella vana speranza
    Coltivata da tempo
    Di fermare un giorno tutta quella sua corsa

  • Ritorneranno

    Forse una grande luce
    Ne annuncerà la venuta
    Poseranno l’antica maschera
    Quella che più volte cambiarono
    Insieme al colore e al profumo
    Di quei ruoli
    Giocati in passato
    E di quei giuramenti
    Ormai dimenticati
    Ritorneranno
    Accompagnati dagli angeli
    Per una nuova vita
    Apparirà per loro una nuova luce
    Un nuovo destino
    Una nuova
    Incredibile
    Avvincente avventura
    L’oblio
    Diventerà virtù
    E il travaglio spirituale
    L’amore
    L’odio
    La speranza
    Le passioni
    I conflitti
    I desideri
    Le chimere
    Le emozioni
    Le primavere di un tempo
    Diventeranno un patrimonio acquisito
    Il contenuto di un’anima nuova
    L’evoluzione dello spirito
    L’inizio di una nuova vita
    Una nuova armonia
    Da regalare agli uomini
    Come dono della fede
    Ritorneranno e ci chiameranno per nome
    Come in vita si fa degli amici più cari

  • L’ultimo rintocco

    Quando si stende
    La discreta carezza del vento della sera
    Sulla dolce increspatura del mare
    Resta per un momento
    Disteso sulla piana della baia
    L’ultimo raggio
    Quasi un sentito pensiero
    Un abbraccio
    Volto a mantenere la tenace identità
    Lo spirito di appartenenza
    A riscaldare questa aria di casa
    Questa anima leale
    Di un’isola fiera della sua terra
    Delle sue colline
    Densa di antiche memorie
    Occupazioni e vittorie
    Storia di millenarie leggende
    Di lotte e di naufragi
    Di gente orgogliosa
    Tenace e resistente
    Riservata e generosa
    Pastori e pescatori
    Esuli e naviganti
    Traspare dietro il silenzio della notte
    Un pensiero vivo della propria terra
    Un amore dignitoso e discreto
    Una nostalgia che non è malinconica
    Ma piuttosto orgogliosa
    Un sussurro di luce diffusa
    Dolce
    Resiliente e nobile
    Teso ad abbracciare una riva gioiosa e laboriosa
    E a recitare la preghiera
    Supplica intensa e sincera
    Paziente e determinata
    Umile e solenne del navigante
    In ginocchio davanti alla tempesta

  • Elegia dell’esilio

    Il cielo non ha più stelle
    Non ha più amore il cuore
    Tace l’opaca lontananza

    divenne il mondo vecchio e deserto

    Hermann Hesse

    Io ricordo quella tempesta
    Di sentimenti e di pensieri
    Scatenare
    Un cumulo di immagini che ci faceva sentire fratelli
    Porto con me una patria di ombre
    un pugno di polvere raccolta dal suolo che non vedo più
    Le strade che mi hanno generato
    ora cantano senza il mio segno
    e il vento che le attraversa
    non conosce più il mio nome
    Lontano
    Dopo i travagli del commiato
    ogni alba mi feriva
    eppure nel cuore custodivo
    il fuoco che nessun confine spegne
    una lingua che resiste
    una memoria che fiorisce anche nel deserto
    Quel legame puro ed intatto
    ci faceva sentire vicini
    dai colli Berici alle anse del grande fiume
    dai colli di vigne e castagni
    ai borghi che serbano silenzi antichi ritagli di saggezza
    segreti inviolati
    dai gorghi e dalle minacce dei mulinelli ai canti dei pescatori
    Radici della stessa terra
    Pezzi di vita comune
    Dolori condivisi
    Se l’esilio è inverno e tristezza
    eravamo un richiamo di speranza
    il seme sotto la neve
    Ricordiamo ancora quelle atmosfere semplici
    Quelle sere sincere
    Ricche di nostalgia
    Di aspirazioni
    Di sogni
    Di desideri e di passioni
    Di amore per la nostra gente
    E non era infrequente il nascere spontaneo di un coro
    A celebrare il tripudio della memoria di quella lontana penisola
    Dei suoi mari
    Delle sue pianure
    Della sua storia
    Il sorriso amaro e le lacrime del distacco
    la palese esibizione del commiato
    Quell’apparente tradimento e poi
    La voglia di ritornare
    Inarrestabile e sovrana
    Quel groppo in gola che mai ci abbandonava
    E la nostra voce
    Che si spezzava nel pianto un po’ nascosto dall’esitazione
    Ce ne andavamo poi a tarda sera
    Un momento tutto italiano
    Contenti di portare con noi
    La luce di quelle immagini
    Uno spicchio di colori della nostra terra
    Il profumo dei fiori di primavera
    Di una stagione che là pareva diversa
    Con la gioia di dimenticare per un attimo
    La pena della distanza
    Il sapore amaro dei rimpianti
    L’aspro riscontro delle delusioni
    Il fuoco amorevole delle passioni
    La tortura dei sogni e della memoria
    L’affetto fraterno di quegli incontri
    Indimenticabile e caro
    La solidarietà e l’accoglienza
    Magico profumo della nostra gente
    Accompagnato da quelle tempeste
    Impetuose e violente
    Che ci sembravano provenire da un altro pianeta
    Ancora più malinconico
    Ancora più lontano

  • Il profumo delle stelle

    Qui c’è una notte stellata
    Una delle tante celebrate nei millenni
    Dall’incantevole estasi della storia
    Lo stesso immutabile fascino
    L’insistente misterioso bagliore di
    Quei lumi discreti
    Lontani
    Immobili geometrie disegnate nel cielo
    Dalla sublime danza di splendide icone
    Dell’universo
    Mute
    Perenni compagne del tempo
    Dei nostri palpiti brevi
    Delle emozioni
    Di questa manciata d’anni
    Immortali
    Lontane fiaccole del cosmo
    Che paiono appartenerci
    Segni di giubilo
    Sigillo dei dolori
    Delle nostre angosce
    La stessa processione di anime
    Lo stesso intenso
    Inebriante profumo di luce
    Aleggia sovrano
    Sui profili delle cime
    Quasi una carezza del cielo
    Sulle acque e sui sentieri di questo
    Rumoroso pianeta
    Lo stesso
    Infinito
    Prezioso diadema
    A brillare
    Eterno testimone del tempo
    Sulla fragile fronte della umana speranza

  • Aigues Mortes

    L’aria è impregnata di lavanda e ciclamino.

    Josif Brodskij

    Ai capricci incantati del vento
    Ed agli stagni lasciati fra le dune dorate
    Dall’azzurro mare del Rodano
    Ho affidato il sapore tenue
    Della lavanda in fiore
    Il profumo del sogno di un tempo
    Il tramonto bruciato fra le mura di Aigues Mortes
    Al cavaliere della crociata lontana e luminosa
    Alle navi solenni e festose del rito antico della terra promessa
    Ho domandato il perché della corsa dei tori
    Delle narici umide e stanche della collera
    E ho dipinto coi fenicotteri rosati
    Il volo lungo degli angeli gitani
    Lo sguardo tenero della
    Nostra Signora dei Sabbioni
    La fortezza del porto
    Ancora alta sulle lame saracene
    E i fiori eterni della marina
    La torre guarda l’orizzonte altera
    Attraverso arcate solenni i penitenti bianchi
    Salutano i cavalli liberi di Camargue
    Gli sparti duri figli della sabbia
    Nella nebbia umida del mattino
    Disegnano gli archi slanciati
    Con il galoppo dei guardiani verso la ferrata 
    La salamoia fra i canneti del sole
    E i giardini scintillanti e discreti
    Accarezzano le onde increspate della laguna
    Di giorno si aspetta la settima luna
    La festa della coccarda
    Il sibilo del cigno elegante e solitario
    E l’ultimo dolce sospiro d’addio
    Dei colori tersi
    E dell’afa dell’estate

  • Elegia del sacrificio

    Quando le luminarie diventano “lumini”

    Sei una delle vittime innocenti del disastro
    Di questo nuovo anno
    Te ne sei andato soffocato nel fumo e arso nel fuoco
    In un momento di gioia
    Nella prospettiva festosa del nuovo anno
    Del fulgore della stagione adolescenziale
    Del bagliore delle luminarie
    Ancora ti chiamano i tuoi
    Ancora ti invocano
    Ancora ti cercano
    E si fa strada in tutti
    Proprio nella stagione propizia
    Quella del sorriso
    Quella dell’innocenza
    Della primavera della vita
    Dei fiori che ritornano
    Ad acquistare il loro colore
    Quella della rugiada dei prati
    Quella del mormorio dei ruscelli
    Quella del risveglio degli alveari
    Dei virgulti profumati di giovinezza
    D’improvviso stupisce
    Una mesta rinuncia
    All’ultimo supremo sogno
    Dell’umana triste cantilena della morte
    Pare ti abbandoni perfino la speranza
    Ma tu
    Non sei una vittima della tante
    Sei le tante lacrime
    Le troppe lacrime insieme
    In uno scroscio di pianti
    in una
    Tu le rappresenti tutte
    E noi non ti abbandoniamo alla meraviglia e allo stupore
    Non sei solo a rispondere al fragore della notizia
    Alla passiva malinconia del cordoglio
    Noi con te cantiamo
    Con la voce più intima
    Gli occhi rivolti al cielo
    L’antifona della vita
    Un forte persistente monito
    A fronte della desolazione della morte
    Quella che suona
    In Paradiso ti accompagnino gli Angeli
    al tuo arrivo t’accolgano i Martiri,
    e ti scortino alla città santa di Gerusalemme.
    Il coro angelico ti accolga
    e insieme a Lazzaro, povero un tempo,
    tu possa godere della pace eterna

  • Il presepe della notte

    Prima dell’alba
    Una sinfonia di luci chiare
    Inondava il cielo sopra i radi abeti
    Del bosco
    Sono tornato per un momento bambino
    Davanti al presepe della chiesa
    Le stelle erano disegnate sulla carta
    Di fianco al quadro della Natività
    Di quel pittore del Cinquecento
    Un nome sempre difficile da ricordare
    Mai nessuno ce l’avrebbe chiesto
    Quella capanna di legno
    Sotto l’altare delle elemosine
    Risento quelle voci
    Una più vivace delle altre
    Sono andati tutti via
    Eppure sembravano eterni compagni
    Nati per rimanere sempre insieme
    Per camminare in fila per due
    Sul sentiero aspro della vita
    Quando evoco inquieto i loro nomi
    Ad uno ad uno
    Appello di tutti i giorni per anni
    Qualcuno non risponde più
    Altri sono spariti nel nulla
    L’eco di parole lontane
    Si perde dietro tutte quelle ombre
    Allineate sulla lavagna del tempo
    Come il loro sguardo
    Una volta così pungente
    Come il loro sorriso
    Una volta così tenero
    Le preghiere consuete del mattino
    Prima delle lezioni
    Diventano cantilene distanti
    Inusitate
    Quasi difficili da recitare come allora
    Sembra che anche Dio
    Sia diventato un altro
    I loro visi scolpiti come i banchi della scuola
    Si dileguano adagio nella memoria
    Anche le loro fisionomie
    Ciascuno con le sue indelebili tracce
    Sfumano lievi
    Insieme alle loro anime
    E volano via
    Portati in alto dalla brezza del mattino
    Mentre quei loro corpi
    Restano inerti
    Monelli nascosti come allora
    Negli angoli remoti del cuore
    Con tutta l’emozione di un tempo
    Come questi
    Alberi sparsi ad arte sulla collina
    E carichi di trasparenti gocce di rugiada
    In attesa serena
    Del giorno a venire

  • Leonard Bernstein

    Lo incontrai dopo il concerto
    Di Vienna
    A casa dell’amico Peter
    Stanco
    Tirato
    Deluso
    Della sua vita
    Della interminabile ebbrezza del successo
    Mi parlò del suo recente viaggio
    Dei suoi ricordi italiani
    Profonde immagini
    Del colore ineguagliabile del mare
    Del fascino delle colline toscane
    Vedevo nei suoi occhi il segno indelebile
    Della noia
    Dell’abbandono
    Una favilla mai spenta
    Il suono antico degli archi
    La forza indomita dello spirito
    Troppo whiskey
    Per dimenticare una favola lontana
    L’affanno di tante storie tutte insieme
    A riempire il pentagramma della memoria
    E poi quell’ostinata e altera
    Voglia di concludere l’avventura terrena
    Scivolare orgoglioso con un sorriso di scherno verso la fine
    Malgrado
    La cantilena monotona delle lodi
    La continua aria di celebrazione
    Talvolta chiassosa
    Per quel suo talento infinito
    Quasi immortale
    Per quella sua scanzonata ironia
    Mi apparve allora tutta l’impotenza
    Della gente intorno
    Degli amici
    A festeggiare
    Il suo genetliaco
    Ad entrare discreta nella sua anima
    Nonostante la robusta maschera quotidiana
    L’inutile assalto delle parole
    Gli inchini
    I riconoscimenti
    Il clamore consueto degli applausi
    Il sogno del miracolo
    La magia del consenso
    Un’umile preghiera
    Gli occhi al cielo
    Una espressione velata di malinconia
    Un sorso di whiskey
    Un momento al pianoforte
    Tante strette di mano
    E un lungo silenzio
    Nella vana speranza
    Coltivata da tempo
    Di fermare un giorno tutta quella sua corsa

  • Ritorneranno

    Forse una grande luce
    Ne annuncerà la venuta
    Poseranno l’antica maschera
    Quella che più volte cambiarono
    Insieme al colore e al profumo
    Di quei ruoli
    Giocati in passato
    E di quei giuramenti
    Ormai dimenticati
    Ritorneranno
    Accompagnati dagli angeli
    Per una nuova vita
    Apparirà per loro una nuova luce
    Un nuovo destino
    Una nuova
    Incredibile
    Avvincente avventura
    L’oblio
    Diventerà virtù
    E il travaglio spirituale
    L’amore
    L’odio
    La speranza
    Le passioni
    I conflitti
    I desideri
    Le chimere
    Le emozioni
    Le primavere di un tempo
    Diventeranno un patrimonio acquisito
    Il contenuto di un’anima nuova
    L’evoluzione dello spirito
    L’inizio di una nuova vita
    Una nuova armonia
    Da regalare agli uomini
    Come dono della fede
    Ritorneranno e ci chiameranno per nome
    Come in vita si fa degli amici più cari

  • L’ultimo rintocco

    Quando si stende
    La discreta carezza del vento della sera
    Sulla dolce increspatura del mare
    Resta per un momento
    Disteso sulla piana della baia
    L’ultimo raggio
    Quasi un sentito pensiero
    Un abbraccio
    Volto a mantenere la tenace identità
    Lo spirito di appartenenza
    A riscaldare questa aria di casa
    Questa anima leale
    Di un’isola fiera della sua terra
    Delle sue colline
    Densa di antiche memorie
    Occupazioni e vittorie
    Storia di millenarie leggende
    Di lotte e di naufragi
    Di gente orgogliosa
    Tenace e resistente
    Riservata e generosa
    Pastori e pescatori
    Esuli e naviganti
    Traspare dietro il silenzio della notte
    Un pensiero vivo della propria terra
    Un amore dignitoso e discreto
    Una nostalgia che non è malinconica
    Ma piuttosto orgogliosa
    Un sussurro di luce diffusa
    Dolce
    Resiliente e nobile
    Teso ad abbracciare una riva gioiosa e laboriosa
    E a recitare la preghiera
    Supplica intensa e sincera
    Paziente e determinata
    Umile e solenne del navigante
    In ginocchio davanti alla tempesta

  • Elegia dell’esilio

    Il cielo non ha più stelle
    Non ha più amore il cuore
    Tace l’opaca lontananza

    divenne il mondo vecchio e deserto

    Hermann Hesse

    Io ricordo quella tempesta
    Di sentimenti e di pensieri
    Scatenare
    Un cumulo di immagini che ci faceva sentire fratelli
    Porto con me una patria di ombre
    un pugno di polvere raccolta dal suolo che non vedo più
    Le strade che mi hanno generato
    ora cantano senza il mio segno
    e il vento che le attraversa
    non conosce più il mio nome
    Lontano
    Dopo i travagli del commiato
    ogni alba mi feriva
    eppure nel cuore custodivo
    il fuoco che nessun confine spegne
    una lingua che resiste
    una memoria che fiorisce anche nel deserto
    Quel legame puro ed intatto
    ci faceva sentire vicini
    dai colli Berici alle anse del grande fiume
    dai colli di vigne e castagni
    ai borghi che serbano silenzi antichi ritagli di saggezza
    segreti inviolati
    dai gorghi e dalle minacce dei mulinelli ai canti dei pescatori
    Radici della stessa terra
    Pezzi di vita comune
    Dolori condivisi
    Se l’esilio è inverno e tristezza
    eravamo un richiamo di speranza
    il seme sotto la neve
    Ricordiamo ancora quelle atmosfere semplici
    Quelle sere sincere
    Ricche di nostalgia
    Di aspirazioni
    Di sogni
    Di desideri e di passioni
    Di amore per la nostra gente
    E non era infrequente il nascere spontaneo di un coro
    A celebrare il tripudio della memoria di quella lontana penisola
    Dei suoi mari
    Delle sue pianure
    Della sua storia
    Il sorriso amaro e le lacrime del distacco
    la palese esibizione del commiato
    Quell’apparente tradimento e poi
    La voglia di ritornare
    Inarrestabile e sovrana
    Quel groppo in gola che mai ci abbandonava
    E la nostra voce
    Che si spezzava nel pianto un po’ nascosto dall’esitazione
    Ce ne andavamo poi a tarda sera
    Un momento tutto italiano
    Contenti di portare con noi
    La luce di quelle immagini
    Uno spicchio di colori della nostra terra
    Il profumo dei fiori di primavera
    Di una stagione che là pareva diversa
    Con la gioia di dimenticare per un attimo
    La pena della distanza
    Il sapore amaro dei rimpianti
    L’aspro riscontro delle delusioni
    Il fuoco amorevole delle passioni
    La tortura dei sogni e della memoria
    L’affetto fraterno di quegli incontri
    Indimenticabile e caro
    La solidarietà e l’accoglienza
    Magico profumo della nostra gente
    Accompagnato da quelle tempeste
    Impetuose e violente
    Che ci sembravano provenire da un altro pianeta
    Ancora più malinconico
    Ancora più lontano

  • Il profumo delle stelle

    Qui c’è una notte stellata
    Una delle tante celebrate nei millenni
    Dall’incantevole estasi della storia
    Lo stesso immutabile fascino
    L’insistente misterioso bagliore di
    Quei lumi discreti
    Lontani
    Immobili geometrie disegnate nel cielo
    Dalla sublime danza di splendide icone
    Dell’universo
    Mute
    Perenni compagne del tempo
    Dei nostri palpiti brevi
    Delle emozioni
    Di questa manciata d’anni
    Immortali
    Lontane fiaccole del cosmo
    Che paiono appartenerci
    Segni di giubilo
    Sigillo dei dolori
    Delle nostre angosce
    La stessa processione di anime
    Lo stesso intenso
    Inebriante profumo di luce
    Aleggia sovrano
    Sui profili delle cime
    Quasi una carezza del cielo
    Sulle acque e sui sentieri di questo
    Rumoroso pianeta
    Lo stesso
    Infinito
    Prezioso diadema
    A brillare
    Eterno testimone del tempo
    Sulla fragile fronte della umana speranza

  • Aigues Mortes

    L’aria è impregnata di lavanda e ciclamino.

    Josif Brodskij

    Ai capricci incantati del vento
    Ed agli stagni lasciati fra le dune dorate
    Dall’azzurro mare del Rodano
    Ho affidato il sapore tenue
    Della lavanda in fiore
    Il profumo del sogno di un tempo
    Il tramonto bruciato fra le mura di Aigues Mortes
    Al cavaliere della crociata lontana e luminosa
    Alle navi solenni e festose del rito antico della terra promessa
    Ho domandato il perché della corsa dei tori
    Delle narici umide e stanche della collera
    E ho dipinto coi fenicotteri rosati
    Il volo lungo degli angeli gitani
    Lo sguardo tenero della
    Nostra Signora dei Sabbioni
    La fortezza del porto
    Ancora alta sulle lame saracene
    E i fiori eterni della marina
    La torre guarda l’orizzonte altera
    Attraverso arcate solenni i penitenti bianchi
    Salutano i cavalli liberi di Camargue
    Gli sparti duri figli della sabbia
    Nella nebbia umida del mattino
    Disegnano gli archi slanciati
    Con il galoppo dei guardiani verso la ferrata 
    La salamoia fra i canneti del sole
    E i giardini scintillanti e discreti
    Accarezzano le onde increspate della laguna
    Di giorno si aspetta la settima luna
    La festa della coccarda
    Il sibilo del cigno elegante e solitario
    E l’ultimo dolce sospiro d’addio
    Dei colori tersi
    E dell’afa dell’estate

  • Elegia del sacrificio

    Elegia del sacrificio

    Quando le luminarie diventano “lumini”

    Sei una delle vittime innocenti del disastro
    Di questo nuovo anno
    Te ne sei andato soffocato nel fumo e arso nel fuoco
    In un momento di gioia
    Nella prospettiva festosa del nuovo anno
    Del fulgore della stagione adolescenziale
    Del bagliore delle luminarie
    Ancora ti chiamano i tuoi
    Ancora ti invocano
    Ancora ti cercano
    E si fa strada in tutti
    Proprio nella stagione propizia
    Quella del sorriso
    Quella dell’innocenza
    Della primavera della vita
    Dei fiori che ritornano
    Ad acquistare il loro colore
    Quella della rugiada dei prati
    Quella del mormorio dei ruscelli
    Quella del risveglio degli alveari
    Dei virgulti profumati di giovinezza
    D’improvviso stupisce
    Una mesta rinuncia
    All’ultimo supremo sogno
    Dell’umana triste cantilena della morte
    Pare ti abbandoni perfino la speranza
    Ma tu
    Non sei una vittima della tante
    Sei le tante lacrime
    Le troppe lacrime insieme
    In uno scroscio di pianti
    in una
    Tu le rappresenti tutte
    E noi non ti abbandoniamo alla meraviglia e allo stupore
    Non sei solo a rispondere al fragore della notizia
    Alla passiva malinconia del cordoglio
    Noi con te cantiamo
    Con la voce più intima
    Gli occhi rivolti al cielo
    L’antifona della vita
    Un forte persistente monito
    A fronte della desolazione della morte
    Quella che suona
    In Paradiso ti accompagnino gli Angeli
    al tuo arrivo t’accolgano i Martiri,
    e ti scortino alla città santa di Gerusalemme.
    Il coro angelico ti accolga
    e insieme a Lazzaro, povero un tempo,
    tu possa godere della pace eterna

  • Il presepe della notte

    Il presepe della notte

    Prima dell’alba
    Una sinfonia di luci chiare
    Inondava il cielo sopra i radi abeti
    Del bosco
    Sono tornato per un momento bambino
    Davanti al presepe della chiesa
    Le stelle erano disegnate sulla carta
    Di fianco al quadro della Natività
    Di quel pittore del Cinquecento
    Un nome sempre difficile da ricordare
    Mai nessuno ce l’avrebbe chiesto
    Quella capanna di legno
    Sotto l’altare delle elemosine
    Risento quelle voci
    Una più vivace delle altre
    Sono andati tutti via
    Eppure sembravano eterni compagni
    Nati per rimanere sempre insieme
    Per camminare in fila per due
    Sul sentiero aspro della vita
    Quando evoco inquieto i loro nomi
    Ad uno ad uno
    Appello di tutti i giorni per anni
    Qualcuno non risponde più
    Altri sono spariti nel nulla
    L’eco di parole lontane
    Si perde dietro tutte quelle ombre
    Allineate sulla lavagna del tempo
    Come il loro sguardo
    Una volta così pungente
    Come il loro sorriso
    Una volta così tenero
    Le preghiere consuete del mattino
    Prima delle lezioni
    Diventano cantilene distanti
    Inusitate
    Quasi difficili da recitare come allora
    Sembra che anche Dio
    Sia diventato un altro
    I loro visi scolpiti come i banchi della scuola
    Si dileguano adagio nella memoria
    Anche le loro fisionomie
    Ciascuno con le sue indelebili tracce
    Sfumano lievi
    Insieme alle loro anime
    E volano via
    Portati in alto dalla brezza del mattino
    Mentre quei loro corpi
    Restano inerti
    Monelli nascosti come allora
    Negli angoli remoti del cuore
    Con tutta l’emozione di un tempo
    Come questi
    Alberi sparsi ad arte sulla collina
    E carichi di trasparenti gocce di rugiada
    In attesa serena
    Del giorno a venire

  • Leonard Bernstein

    Leonard Bernstein

    Lo incontrai dopo il concerto
    Di Vienna
    A casa dell’amico Peter
    Stanco
    Tirato
    Deluso
    Della sua vita
    Della interminabile ebbrezza del successo
    Mi parlò del suo recente viaggio
    Dei suoi ricordi italiani
    Profonde immagini
    Del colore ineguagliabile del mare
    Del fascino delle colline toscane
    Vedevo nei suoi occhi il segno indelebile
    Della noia
    Dell’abbandono
    Una favilla mai spenta
    Il suono antico degli archi
    La forza indomita dello spirito
    Troppo whiskey
    Per dimenticare una favola lontana
    L’affanno di tante storie tutte insieme
    A riempire il pentagramma della memoria
    E poi quell’ostinata e altera
    Voglia di concludere l’avventura terrena
    Scivolare orgoglioso con un sorriso di scherno verso la fine
    Malgrado
    La cantilena monotona delle lodi
    La continua aria di celebrazione
    Talvolta chiassosa
    Per quel suo talento infinito
    Quasi immortale
    Per quella sua scanzonata ironia
    Mi apparve allora tutta l’impotenza
    Della gente intorno
    Degli amici
    A festeggiare
    Il suo genetliaco
    Ad entrare discreta nella sua anima
    Nonostante la robusta maschera quotidiana
    L’inutile assalto delle parole
    Gli inchini
    I riconoscimenti
    Il clamore consueto degli applausi
    Il sogno del miracolo
    La magia del consenso
    Un’umile preghiera
    Gli occhi al cielo
    Una espressione velata di malinconia
    Un sorso di whiskey
    Un momento al pianoforte
    Tante strette di mano
    E un lungo silenzio
    Nella vana speranza
    Coltivata da tempo
    Di fermare un giorno tutta quella sua corsa

  • Ritorneranno

    Ritorneranno

    Forse una grande luce
    Ne annuncerà la venuta
    Poseranno l’antica maschera
    Quella che più volte cambiarono
    Insieme al colore e al profumo
    Di quei ruoli
    Giocati in passato
    E di quei giuramenti
    Ormai dimenticati
    Ritorneranno
    Accompagnati dagli angeli
    Per una nuova vita
    Apparirà per loro una nuova luce
    Un nuovo destino
    Una nuova
    Incredibile
    Avvincente avventura
    L’oblio
    Diventerà virtù
    E il travaglio spirituale
    L’amore
    L’odio
    La speranza
    Le passioni
    I conflitti
    I desideri
    Le chimere
    Le emozioni
    Le primavere di un tempo
    Diventeranno un patrimonio acquisito
    Il contenuto di un’anima nuova
    L’evoluzione dello spirito
    L’inizio di una nuova vita
    Una nuova armonia
    Da regalare agli uomini
    Come dono della fede
    Ritorneranno e ci chiameranno per nome
    Come in vita si fa degli amici più cari

  • L’ultimo rintocco

    L’ultimo rintocco

    Quando si stende
    La discreta carezza del vento della sera
    Sulla dolce increspatura del mare
    Resta per un momento
    Disteso sulla piana della baia
    L’ultimo raggio
    Quasi un sentito pensiero
    Un abbraccio
    Volto a mantenere la tenace identità
    Lo spirito di appartenenza
    A riscaldare questa aria di casa
    Questa anima leale
    Di un’isola fiera della sua terra
    Delle sue colline
    Densa di antiche memorie
    Occupazioni e vittorie
    Storia di millenarie leggende
    Di lotte e di naufragi
    Di gente orgogliosa
    Tenace e resistente
    Riservata e generosa
    Pastori e pescatori
    Esuli e naviganti
    Traspare dietro il silenzio della notte
    Un pensiero vivo della propria terra
    Un amore dignitoso e discreto
    Una nostalgia che non è malinconica
    Ma piuttosto orgogliosa
    Un sussurro di luce diffusa
    Dolce
    Resiliente e nobile
    Teso ad abbracciare una riva gioiosa e laboriosa
    E a recitare la preghiera
    Supplica intensa e sincera
    Paziente e determinata
    Umile e solenne del navigante
    In ginocchio davanti alla tempesta

  • Elegia dell’esilio

    Elegia dell’esilio

    Il cielo non ha più stelle
    Non ha più amore il cuore
    Tace l’opaca lontananza

    divenne il mondo vecchio e deserto

    Hermann Hesse

    Io ricordo quella tempesta
    Di sentimenti e di pensieri
    Scatenare
    Un cumulo di immagini che ci faceva sentire fratelli
    Porto con me una patria di ombre
    un pugno di polvere raccolta dal suolo che non vedo più
    Le strade che mi hanno generato
    ora cantano senza il mio segno
    e il vento che le attraversa
    non conosce più il mio nome
    Lontano
    Dopo i travagli del commiato
    ogni alba mi feriva
    eppure nel cuore custodivo
    il fuoco che nessun confine spegne
    una lingua che resiste
    una memoria che fiorisce anche nel deserto
    Quel legame puro ed intatto
    ci faceva sentire vicini
    dai colli Berici alle anse del grande fiume
    dai colli di vigne e castagni
    ai borghi che serbano silenzi antichi ritagli di saggezza
    segreti inviolati
    dai gorghi e dalle minacce dei mulinelli ai canti dei pescatori
    Radici della stessa terra
    Pezzi di vita comune
    Dolori condivisi
    Se l’esilio è inverno e tristezza
    eravamo un richiamo di speranza
    il seme sotto la neve
    Ricordiamo ancora quelle atmosfere semplici
    Quelle sere sincere
    Ricche di nostalgia
    Di aspirazioni
    Di sogni
    Di desideri e di passioni
    Di amore per la nostra gente
    E non era infrequente il nascere spontaneo di un coro
    A celebrare il tripudio della memoria di quella lontana penisola
    Dei suoi mari
    Delle sue pianure
    Della sua storia
    Il sorriso amaro e le lacrime del distacco
    la palese esibizione del commiato
    Quell’apparente tradimento e poi
    La voglia di ritornare
    Inarrestabile e sovrana
    Quel groppo in gola che mai ci abbandonava
    E la nostra voce
    Che si spezzava nel pianto un po’ nascosto dall’esitazione
    Ce ne andavamo poi a tarda sera
    Un momento tutto italiano
    Contenti di portare con noi
    La luce di quelle immagini
    Uno spicchio di colori della nostra terra
    Il profumo dei fiori di primavera
    Di una stagione che là pareva diversa
    Con la gioia di dimenticare per un attimo
    La pena della distanza
    Il sapore amaro dei rimpianti
    L’aspro riscontro delle delusioni
    Il fuoco amorevole delle passioni
    La tortura dei sogni e della memoria
    L’affetto fraterno di quegli incontri
    Indimenticabile e caro
    La solidarietà e l’accoglienza
    Magico profumo della nostra gente
    Accompagnato da quelle tempeste
    Impetuose e violente
    Che ci sembravano provenire da un altro pianeta
    Ancora più malinconico
    Ancora più lontano

  • Il profumo delle stelle

    Il profumo delle stelle

    Qui c’è una notte stellata
    Una delle tante celebrate nei millenni
    Dall’incantevole estasi della storia
    Lo stesso immutabile fascino
    L’insistente misterioso bagliore di
    Quei lumi discreti
    Lontani
    Immobili geometrie disegnate nel cielo
    Dalla sublime danza di splendide icone
    Dell’universo
    Mute
    Perenni compagne del tempo
    Dei nostri palpiti brevi
    Delle emozioni
    Di questa manciata d’anni
    Immortali
    Lontane fiaccole del cosmo
    Che paiono appartenerci
    Segni di giubilo
    Sigillo dei dolori
    Delle nostre angosce
    La stessa processione di anime
    Lo stesso intenso
    Inebriante profumo di luce
    Aleggia sovrano
    Sui profili delle cime
    Quasi una carezza del cielo
    Sulle acque e sui sentieri di questo
    Rumoroso pianeta
    Lo stesso
    Infinito
    Prezioso diadema
    A brillare
    Eterno testimone del tempo
    Sulla fragile fronte della umana speranza

  • Aigues Mortes

    Aigues Mortes

    L’aria è impregnata di lavanda e ciclamino.

    Josif Brodskij

    Ai capricci incantati del vento
    Ed agli stagni lasciati fra le dune dorate
    Dall’azzurro mare del Rodano
    Ho affidato il sapore tenue
    Della lavanda in fiore
    Il profumo del sogno di un tempo
    Il tramonto bruciato fra le mura di Aigues Mortes
    Al cavaliere della crociata lontana e luminosa
    Alle navi solenni e festose del rito antico della terra promessa
    Ho domandato il perché della corsa dei tori
    Delle narici umide e stanche della collera
    E ho dipinto coi fenicotteri rosati
    Il volo lungo degli angeli gitani
    Lo sguardo tenero della
    Nostra Signora dei Sabbioni
    La fortezza del porto
    Ancora alta sulle lame saracene
    E i fiori eterni della marina
    La torre guarda l’orizzonte altera
    Attraverso arcate solenni i penitenti bianchi
    Salutano i cavalli liberi di Camargue
    Gli sparti duri figli della sabbia
    Nella nebbia umida del mattino
    Disegnano gli archi slanciati
    Con il galoppo dei guardiani verso la ferrata 
    La salamoia fra i canneti del sole
    E i giardini scintillanti e discreti
    Accarezzano le onde increspate della laguna
    Di giorno si aspetta la settima luna
    La festa della coccarda
    Il sibilo del cigno elegante e solitario
    E l’ultimo dolce sospiro d’addio
    Dei colori tersi
    E dell’afa dell’estate